C’è un luogo, nel cuore di Reggio Calabria, dove il tempo sembra aver cambiato direzione. Fino a pochi anni fa, due locali della Galleria Zaffino — a pochi passi dalla stazione centrale — erano patrimonio silenzioso della criminalità organizzata. Oggi quelle stanze ospitano cinquanta postazioni di coworking, workstation per modellazione grafica e ingegneristica, strumentazioni audio-video professionali e decine di giovani tra i 18 e i 35 anni e minori che hanno scelto di scommettere sul proprio territorio.
Sono gli spazi di GenerAttivi, progetto promosso dal Comune di Reggio Calabria attraverso i fondi POC Metro 2014-2020 nell’ambito della misura “Largo ai Giovani“. Una storia che vale la pena raccontare non soltanto per i numeri — che pure parlano con forza — ma per il modello che ha saputo costruire: partecipato, istituzionalmente radicato, multipiattaforma e realmente bottom-up.
Il progetto
GenerAttivi nasce dalla collaborazione tra il Comune di Reggio Calabria — Settore Risorse Esterne e Settore Istruzione — e un partenariato costruito insieme a tre eccellenze del territorio: l’Accademia di Belle Arti, il Conservatorio “Francesco Cilea” e l’Università Mediterranea. Il coordinamento operativo è stato affidato al progettista culturale David Alberto Murolo, che ha impostato l’intero percorso attorno ai giovani sulle digital humanities e media e brand heritage in riferimento alle competenze pre-occupazionali da offrire.
Il cuore fisico del progetto è costituito da due ambienti complementari: il FabLab, dedicato alla formazione e alla sperimentazione nelle tecnologie emergenti e lo Spazio Coworking, aperto al pubblico giovanile, concepito come presidio civico di aggregazione, confronto e partecipazione spontanea. Dal suo avvio, in meno di 6 mesi ha registrato oltre 1500 utenti tra studenti, associazioni, consulte giovanili ed enti del terzo settore.
Sul piano dei FabLab, il programma sviluppatosi tra ottobre 2025 e aprile 2026, ha attivato tre laboratori gratuiti e professionalizzanti: Music Producer, Storytelling Multimediale e BIM Building Information Modeling, ciascuno articolato in 120 ore alla presenza di docenti professionisti. A questi si sono aggiunti un laboratorio DJ, tre masterclass internazionali — dalla Scrittura e Drammaturgia per storytellers digitali con il regista Matteo Tarasco del Lincoln Center di New York, all’Arteterapia dinamica con l’Istituto Serblin di Vicenza, fino alla Scenografia e videomapping con l’Accademia di Belle Arti e un progetto editoriale e musicale che dall’identità delle sponde dello Stretto arriva ad un respiro europeo.
Quest’ultimo progetto prende il titolo di “Fata Morgana: Miti e Personaggi dello Stretto” e ha previsto la produzione di sette canzoni per un disco 1.200 copie tra CD e vinili e booklets stampati in carta riciclata e inchiostri atossici, realizzati dai partecipanti insieme a Rubbettino Editore nell’ambito di un percorso Europe Direct in cui venticinque giovani hanno seguito l’intero processo di progettazione editoriale, visitato la sede produttiva e sperimentato la filiera tra artigianato culturale e innovazione digitale.

Una lezione di comunicazione pubblica
Se c’è qualcosa che l’impostazione progettuale di GenerAttivi consegna al mondo della comunicazione istituzionale, è che la visibilità non è mai una semplice cornice: è parte integrante del contenuto.
La prima lezione riguarda la coerenza narrativa tra gesto e parola. Recuperare beni confiscati alla ‘ndrangheta e trasformarli in luoghi di creatività e formazione è già, di per sé, un atto comunicativo potentissimo. Il messaggio era inscritto negli spazi prima ancora che nei comunicati stampa: la rigenerazione urbana come racconto concreto di possibilità.
La seconda riguarda la partecipazione come strategia di impatto. Prima ancora dei bandi e dei laboratori, il progetto ha ascoltato studenti e giovani tra i 13 e i 35 anni per definire funzioni, strumenti e percorsi. Una scelta che ha generato contenuti autentici e un senso reale di appartenenza: i racconti sui social, gli eventi pubblici, le testimonianze dei partecipanti non erano costruzioni artificiali, ma la naturale estensione di un’esperienza vissuta.
La terza riguarda il valore del prodotto culturale come prova del racconto. In un tempo in cui la comunicazione pubblica spesso annuncia senza lasciare tracce tangibili, GenerAttivi ha prodotto oggetti reali: un disco etno-pop dedicato alla storia del proprio territorio, un libro per reading e messa in scena, mappature in digital twin con BIM e diverse competenze professionali spendibili in nuove opportunità lavorative. Non attestati, ma risultati visibili, tangibili e casi unici per una amministrazione pubblica.
La macchina comunicativa ha seguito questa impostazione con coerenza: tavoli di partecipazione nelle università e nei luoghi di aggregazione giovanile, affissioni diffuse, conferenze stampa istituzionali e una copertura costante da parte di televisioni, radio e testate locali — oltre quaranta tra articoli web, videonews e servizi radiofonici. I profili Instagram e Facebook @generattivirc, aperti nel maggio 2025, hanno raccolto migliaia di visualizzazioni senza bisogno di campagne a pagamento, con un pubblico prevalentemente tra i 18 e i 34 anni, distribuito in modo equilibrato tra uomini e donne e con una quota internazionale in crescita. Il repository del progetto ha archiviato oltre mille fotografie e duecento video.

I numeri e le storie dei GenerAttivi
Dietro ogni dato emergono percorsi individuali che raccontano trasformazioni concrete. Nel laboratorio DJ — 23 iscritti in trenta giornate — diversi partecipanti lavorano oggi con prestazioni professionali occasionali nel settore musicale. Nel laboratorio Music Producer, frequentato da 32 giovani tra vocalist, musicisti e compositori, alcuni hanno già iniziato a esibirsi in eventi e produzioni locali. Lo Storytelling Multimediale ha formato giovani grafiche e designer oggi attive in studi creativi e media company, mentre il percorso BIM ha permesso a professionisti e studenti di aggiornare competenze immediatamente spendibili nel settore tecnico-ingegneristico e del digital twin.
Risultati
Il 16 marzo 2026, durante i lavori ANCI sulla Valutazione di Impatto Giovanile ospitati a Palazzo San Giorgio sede del Comune di Reggio Calabria, alcune tracce e letture di “Fata Morgana” sono state presentate in anteprima ai rappresentanti comunali provenienti da tutta Italia. La reazione è stata immediata: entusiasmo, applausi e l’invito a portare quei giovani e quelle produzioni in altri territori.
Poche settimane dopo, il 22 aprile, ragazzi e ragazze del laboratori del progetto sono saliti sul palco del Teatro Comunale Cilea durante il premio del San Giorgio d’Oro e davanti a oltre mille persone hanno portato in scena una performance originale sui Miti dello Stretto con musica, immagini e voce nati tra workstation grafiche, sessioni di mixing, scrittura creativa e mappature sonore del territorio, costruiti insieme a professionisti, ricercatori universitari ed esperti delle industrie culturali. Non erano più destinatari di un progetto pubblico. Erano protagonisti. Un esempio che dimostra qualcosa che va oltre i numeri di un rendiconto, ovvero cosa succede quando un luogo sottratto alla criminalità diventa un laboratorio culturale che investe sulla capacità dei giovani fornendo esperienza e unendo le competenze.

Conclusioni
In una regione che registra ancora uno dei più alti tassi di disoccupazione giovanile d’Europa, GenerAttivi ha scelto di non aspettare che il futuro arrivasse da fuori. Ha scelto di costruirlo dove stava: in due stanze che la ‘ndrangheta considerava sue, in un’area metropolitana spesso narrata solo attraverso le sue emergenze, in un Mezzogiorno che l’Europa guarda ancora troppo spesso come periferia.
Ma le periferie esistono solo quando si attribuisce quello sguardo, quando si trovano strumenti e linguaggi di ascolto di comunità, diventano luoghi centrali, laboratori di idee, di persone che non fuggono, ma restano — e restando, trasformano.
GenerAttivi non è la soluzione a tutto. È la dimostrazione che una soluzione è possibile, che gli strumenti dell’innovazione possono dare infrastrutture in cui ripensare il futuro, che l’identità di un territorio si costruisce anche — e forse soprattutto — supportando adeguatamente ciò che i suoi giovani sanno fare, creare, immaginare.





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